Storie di Animali e Uomini - Cesvipe

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Pet Therapy

Storie di Animali e Uomini


Conoscevo Tamara da molto tempo, ma era una persona nella cui intimità era difficile entrare.
Alta, longilinea, un abbigliamento sempre aggiornato e a volte leggermente provocatorio, portato con un'aria assente e taciturna, sotto la quale si intuiva una sofferenza oscura, irrisolvibile perchè continuamente coperta e tamponata.
Un giorno notai in lei un cambiamento, dapprima sottile, poi sempre più evidente: era come se nel suo mondo interiore fosse sorta un'alba la cui luminosità andava oltre una maggiore propensione al sorriso.
Cosa era successo? Forse un grande amore? Questa è la storia che mi ha raccontato, ed è anche la storia di questo libro, perchè non sia mai che uno psicologo trascuri di indagare su qualsiasi cosa aiuti un essere umano nel difficile "mestiere di vivere":
"E' una cosa nera, sembra minacciosa. Si trova in alto, sopra un vecchio armadio, schiacciata contro l'angolo del muro.
Un breve sussulto di paura, ma mi accorgo subito che si tratta del gattino tutto bagnato del giorno prima.

Come nota la mia presenza, l'animale si muove dalla postazione scelta miagolando disperatamente e si dirige verso di me, saltandomi tra le braccia con un balzo. Ecco, ora si sente protetto e comincia riconoscente il suo concertino di fusa".
Così è iniziata la conoscenza di Tamara con "Cagliostro". Non poteva che chiamarsi in questo modo un gatto nero trovato in cantina, di notte, dopo un temporale!
Si dice che un gatto nero porti sfortuna. Si dice anche che porti sfortuna sulla strada, ma che porti fortuna in casa. Nel caso di Tamara sembra sia stato proprio così.
C'era qualcosa in lei che non funzionava e non sapeva cosa.

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Era come una bestia che le mordeva lo stomaco, la gola, la testa. Una bestia gigantesca che la sciacciava, la teneva ancorata alla sedia quando si sedeva, al letto quando si stendeva.
Passava ore in questo stato di impotenza, pesantezza, faticava ad alzarsi, a muoversi, tutto costava. La vita stessa era fatica. Ore ed ore passate tra disperazione e tristezza.
Decise immediatamente: Cagliostro avrebbe fatto parte della sua famiglia, costituita da lei, le sue 10 piante, una tartarughina.
Cagliostro era, non solo abbandonato, traumatizzato, perseguitato, ma anche molto malato! E così cominciò una strana avventura tra veterinari, farmaci, pappe e cure.
Era una perfetta infermiera:
h 7,30 latte + uovo + pastiglia
h 14,30 omogeneizzato + pastiglia
h 16 lozione per il pelo
h 20 verdurine + pastiglia
Poteva abbandonare quell'animaletto nero, che al sentire il rumore della sua macchina al rientro dal lavoro, iniziava i festeggiamenti con una serie di pittoresche capriole sui ciottoli del cortile?
E poi, rappresentava proprio la situazione giusta per il suo disastrato stato d'animo!
Passavano i giorni, le settimane, i mesi. Guarisce? Migliora? Macchè. Sempre peggio. Era intossicato: perdeva il pelo a ciuffi, aveva un'ulcera sulla lingua e un occhio malato.
Tamara aveva fatto con il veterinario una specie di "Società delle situazioni disperate". Insisteva a tenerlo nonostante le spese, la fatica e il tempo che ci volevano per curarlo.
Perchè?
L'unico motivo poteva essere che da quando quello "sfigato" gatto era entrato in casa sua, lei si sentiva progressivamente sempre meglio.
Si era fatta strada nella sua mente un'idea strana: "Cagliostro è un gatto magico, è capitato per aiutarmi a superare le mie difficoltà e le mie angosce."
In effetti accadeva proprio questo: Tamara stava sempre meglio, Cal sempre peggio.
Era come se il gatto assorbisse ogni giorno una parte delle sue sofferenze.
Per circa un anno la ragazza visse in uno stato simbiotico con un gatto malato: al mattino usciva per andare a lavoro, rientrava a casa al pomeriggio, felice dei balzidi saluto del suo Cal. Poi studiava serenamente, rassicurata dalla presenza di quel corpo caldo sulle ginocchia. La sera, vedeva qualche amico, che aveva notato in lei uno strano ed improvviso cambiamento. La notte dormiva tranquilla. Le paure erano sparite, le sembrava che Cal vegliasse su di lei e controllasse con i suoi occhi gialli che tutto andasse bene.
Ma non solo questo. Cosa dire, ad esempio, del divertimento e la sorpresa che Tamara provava quando Cagliostro rincorreva e riportava la pallina lanciata sul pavimento? Oppure quando scopriva che morsetti e graffi non erano affatto dolorosi?
Tamara divenne un' attenta e affettuosa osservatrice del suo gatto.
Le buffe capriole sulla ringhiera del terrazzino, quasi un provetto equilibrista, la caccia ai piccoli insetti, il desiderio verso gli uccellini appollaiati sull'albero di fronte, l'interesse per la libreria, al punto da farne un'occasione di stimolanti passeggiate, soffermandosi sempre sopra lo stesso volume: il dizionario medico (beh! Immagino che il fatto fosse casuale!).
E i mille richiami, miagolii, ora lievi, ora intensi, sempre, comunque, diversi, a seconda di desideri, situazioni, necessità.
Era come imparare un linguaggio diverso. Tamara non si sentiva molto portata per le lingue, un pò d'inglese, pochissimo francese, ma questa lingua le piaceva proprio e le piacque anche darle un nome: la chiamò "animalese".
Insomma questo strano gatto tutto nero, malato oltre che spaurito, si rivelava, per Tamara, qualcosa di arricchente. Dalla percezione e valorizzazione di piccoli, quasi impalpabili, stimoli passava a scoprire e valorizzare il mondo, cominciava a vedere al di là della barriera che si era creata intorno a sè.
Quasi fosse una specie di collegamento in parallelo tra microcosmo e macrocosmo, ricevere stimoli dal piccolo mondo costituito dal suo gatto la portarono a cercare stimoli dal grande mondo costituito dal suo ambiente sociale.
Riallacciò amicizie dimenticate e ricercò nuove occasioni di socializzazione, creandosi maggiori interessi e motivi di vita.
L'investimento affettivo, rivolto in parte al gatto, fece sì che Tamara riuscisse a ridurre le continue pretese di manifestazioni d'amore fatte al suo ragazzo, riaggiustando, così, un rapporto già da tempo incrinato.
Aveva la sensazione che la breve vita di Cagliostro fosse una specie di dono fattole per aiutarla ad aprire gli occhi.


Tratto dal libro "Pet Therapy. Psicoterapia con l'aiuto di Amici del mondo animale" di Marzia Giacon

 
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