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Sei capace a dire no?
Nei diversi contesti di vita, nelle relazioni e nei ruoli che incarniamo ogni giorno ci confrontiamo con continue “richieste” che ci vengono fatte (dal capo, dall’amico, dal partner, dal figlio, dal genitore, dallo sconosciuto, dal fruttivendolo, ecc.) e anche noi facciamo “richieste a noi stessi” nella forma di pensieri, più o meno consapevoli, su come dovremmo comportarci in questa o quella situazione. È vitale saper dire sì e no a queste richieste in modo tale che la nostra risposta sia utile e sana per noi invece che essere fonte di tensione, stress, insoddisfazione, rabbia, senso di colpa, ecc.. “Saper dire no” è un’abilità fondamentale per preservare il nostro equilibrio psicofisico e può essere appresa. Il punto di partenza è l’auto-esplorazione: cosa provi (sensazioni, emozioni, stati d’animo) quando vorresti dire no e finisci per dire sì? Cosa provi quando dici no? Immagina uno o più contesti e ruoli … e le richieste che ti sono state fatte … una richiesta specifica e tu: cosa provi? Cosa pensi? Cosa fai? Come reagirebbero gli altri se dicessi no? E tu come reagiresti alle loro reazioni? cosa proveresti? Quale prezzo paghi se dici no? Quale prezzo paghi se dici sì? Costa di più l’autenticità (la fedeltà a se stessi) che ci allontana dagli altri o la compiacenza verso gli altri (essere come ci vogliono) che ci fa tradire noi stessi? Cosa ti impedisce di dire no? Di cosa hai paura?
  • del giudizio degli altri da cui temi di essere criticato, rifiutato, abbandonato, non amato, non stimato (originario scenario infantile);
  • del giudizio interiore che ti porta a sentirti in colpa, brutto, sporco, cattivo, sbagliato, ingrato, egoista, aggressivo, menefreghista, e chissà ancora quante altre cose negative;
  • di ferire gli altri, di non prenderti cura dei loro bisogni e della loro felicità;
  • di restare solo in quanto deludente e traditore;
  • di fare una brutta figura perché “non ci si comporta così…”.
Ogni paura di dire no può essere espressa anche nella forma di una credenza disfunzionale “se… allora…”:
  • se dico no allora l’altro mi giudicherà in qualche modo per me sgradevole;
  • se dico no allora sono/mi sentirò cattivo, egoista, menefreghista, riprovevole, balordo, matto, anormale, ecc..;
  • se dico no allora mi considereranno aggressivo;
  • se dico no allora potrò ferire l’altro;
  • se dico no allora verrò criticato;
  • se dico no allora verrò rifiutato;
  • se dico no allora mi sento in colpa;
  • se dico no allora resterò solo;
  • se dico no allora deludo l’altro;
  • se dico no allora chissà cosa mi farà l’altro;
  • se dico no allora l’altro si arrabbia, si rattrista, si spaventa, si vergogna;
  • se dico no allora me ne pentirò;
  • se dico no allora farò una brutta figura;
  • se dico no allora vuol dire che sono un mostro;
  • se dico no allora non vado bene per me e per gli altri;
  • se dico no allora entro in conflitto con l’altro;
Da piccoli ci hanno insegnato che i bisogni degli altri sono più importati dei nostri e da adulti non riusciamo a riconoscere i nostri bisogni e desideri tanto meno a legittimarli come sani e giusti né sappiamo esprimerli. Oggi non diciamo “no” per paura che si verificherà qualcosa di tremendo, una sciagura, una catastrofe che noi non saremo in grado di sostenere né affrontare.
IN REALTÀ:
  • spesso la reazione temuta non si verifica;
  • se si verifica sappiamo comunque affrontarla e riusciamo comunque a sostenerla.
Vuoi IMPARARE A DIRE NO?
Trasforma ogni pensiero “se… allora…” come lo hai formulato in un possibile pensiero alternativo del tipo “posso anche dire no e non succederà niente di tragico … sarò comunque in grado di sostenere tutto ciò che accadrà … affrontarlo, governarlo, superarlo …” Ci credi? Credi in te stesso e in questa tua nuova possibilità di pensare e agire? Come puoi mettere in atto questo nuovo modo di pensare? Puoi sperimentarti nel cominciare a dire no laddove prima finivi quasi sempre per dire sì?
Ogni cambiamento richiede sempre:
  • una comprensione concettuale del problema (Perché dico sì quando vorrei dire no?)
  • un’elaborazione emotiva del problema (Cosa succede se comincio ad agire diversamente? Cosa provo? Come mi sento?)
  • una pratica costante del nuovo comportamento sperimentato per renderlo abituale o comunque agevole da mettere in atto.
Quando iniziamo a cambiare, a fare qualcosa di nuovo, anche piccolo, incontriamo quasi inevitabilmente frustrazione, difficoltà, paure … da cui dobbiamo farci incoraggiare invece che frenare, da cui trarre nuova linfa per il nostro desiderio di cambiamento invece che restare bloccati di fronte al primo ostacolo; ad esempio, facendoci aiutare da domande quali: cosa ottengo dicendo sì? Cosa ottengo a breve termine dicendo sì e cosa mi precludo a lungo termine dicendo sì? Cosa otterrò dicendo no? Quale prezzo a breve termine per un grande vantaggio a lungo termine dicendo no? In che modo cominciando a dire no mi muovo nella direzione della persona che voglio essere?
Dire “no” e dire “sì” sono scelte e ogni scelta quasi sempre fa riferimento ad un conflitto, ad un bivio, a prendere una strada sapendo che si rinuncia all’altra, si perde qualcosa, si paga comunque un prezzo. Certo che non è facile cambiare… certo che non è facile imparare a dire no… Sono la consapevolezza delle parti in gioco e la responsabilità di fare scelte non perfette che ci possono aiutare a cominciare a dire no in qualche ambito di vita dove fino a ieri dicevamo sempre sì… Del resto, non tutti i no sono uguali da dire e da imparare: alcuni sono facili, altri difficili; di alcuni siamo convinti, altri si tramutano facilmente in sì; altri ancora sanno di “nì” di compromesso, “no, ma ti offro un’altra soluzione”; “no, per ora”… La vita quotidiana può essere concepita come una serie di richieste a cui dobbiamo rispondere e a cui scegliamo di rispondere. E la scelta che facciamo di dire no e sì a certe richieste determina il nostro stress e la qualità della nostra vita.  “Dire no” in modo fermo, onesto e rispettoso, come “chiedere” in modo chiaro, limpido e autentico sono modi fondamentali attraverso cui definiamo noi stessi e la relazione con l’altro, chiarendo a noi stessi e all’altro, limiti e confini, questo sì e questo no, questo sono io, questa è la relazione che voglio con te. L’altro potrà in questo modo fare i conti chiaramente con ciò che noi esprimiamo in modo autentico e rispettoso. L’altro ha tutto il diritto di chiedere … noi abbiamo tutto il diritto e la responsabilità di dire NO!!!
Impara a dire no: impara a mantenere nella tua vita solo quegli obiettivi e quelle attività ad essi connesse che ti danno veramente pienezza e valore, che sono in linea coi tuoi valori e scopi primari, con la persona che vuoi essere. Impara a dire no agli altri e alle cose non importanti per te. Impara a dire sì a te stesso, ai tuoi bisogni e desideri, ai tuoi valori e scopi, al tuo progetto esistenziale: chi voglio essere e diventare, cosa voglio realizzare, cosa voglio lasciare, cosa mi riempie. Impara a perseguire il tuo sano egoismo ed affermare te stesso e le tue esigenze (bisogni, desideri, valori, obiettivi) senza calpestare quelle degli altri. Esci dalla trappola auto-imposta di lasciare agli altri, all’esterno, alla fortuna e alle circostanze il governo della tua vita. Assumiti la responsabilità delle azioni necessarie per soddisfare le tue esigenze e diventare la persona che vuoi essere. O essere la persona che vuoi diventare. Agisci da subito come la persona che vuoi diventare… sii semplicemente ora la persona che vuoi essere. In questo modo ti assumi la responsabilità, il carico e la pienezza di tracciare concretamente il tuo destino, di crearlo attraverso le azioni che compi, le attività che svolgi, come concretamente fai quello che devi fare perché lo vuoi fare. Per te prima di tutto. Ed esci fuori dalla trappola degli opposti, quella dell’onnipotenza infantile irrealistica del tipo “faccio tutto ciò che mi pare e non guardo affatto gli altri” e del suo opposto della compiacenza annichilente del tipo “faccio ciò che vuoi tu e dimentico me stesso, non mi guardo, non mi ascolto, non mi sento, non esisto, esisto solo per te…”.



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