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Disagi e Difficoltà


DISAGI EMOTIVO-AFFETTIVI

I principali disagi emotivo-affettivi in età evolutiva sono l’ansia, i disturbi dell’umore, la bassa autostima, le somatizzazioni.

L’ansia può essere di vario tipo:

  • Ansia generalizzata: il bambino è per la maggior parte del tempo preoccupato, anche in assenza di stimoli particolari. Le sue preoccupazioni sono eccessive e irrealistiche. Manifesta un alto livello di tensione e possono manifestarsi sintomi somatici (dolori o malesseri di vario tipo).
  • Fobie: Le paure fanno parte dello sviluppo di ogni bambino e si estinguono nel tempo. Si parla di fobie quando la paura nei confronti di particolari oggetti, animali o situazioni è eccessiva e persistente ed interferisce con il normale svolgimento delle attività quotidiane.
  • Ansia sociale: il bambino che soffre di questo disagio è agitato dal contatto con gli altri, in particolare con persone nuove e poco familiari. Le sue quattro paure principali sono: la paura di essere giudicato negativamente dalle persone che incontra, la paura di non sapere che dire o che fare nelle situazioni sociali, la paura di essere rifiutato, la paura dell’intimità (di rivelare i propri sentimenti). Queste paure sono generalmente accompagnate da reazioni fisiche quali aumento dell’adrenalina, battito cardiaco accelerato, crampi allo stomaco, sudorazione abbondante, rossore. Spesso i bambini che soffrono di ansia sociale, soffrono anche di ansia da prestazione ed hanno una bassa autostima, a scuola tendono ad isolarsi e possono essere vittime di bullismo.
  • Ansia da prestazione: il bambino è eccessivamente preoccupato della buona riuscita dei suoi compiti e delle sue attività, è spaventato dal commettere errori e per questo può diventare perfezionista. E’ come se si sentisse costantemente sotto esame.
  • Ansia da separazione: il bambino ha un comportamento normale finché è in presenza del genitore o della figura primaria di attaccamento, ma manifesta un’intensa ansia quando deve allontanarsi da questa figura. Tende ad avere paure irrealistiche e persistenti riguardo ad eventi catastrofici che lo possano separare per sempre dai genitori. Per questo può manifestare un’estrema riluttanza ad andare a scuola. Nell’imminenza della separazione dai genitori può accusare sintomi fisici quali mal di testa, mal di stomaco, vomito, dolori addominali.
I disturbi dell’umore

Possono essere classificati in due grandi categorie: disturbi depressivi e disturbi bipolari. La sintomatologia depressiva in età evolutiva può assumere diverse forme: umore triste, lamentele fisiche, instabilità motoria, irritabilità, crisi di rabbia, scarsa concentrazione, alterazione del sonno e dell’appetito, perdita di interesse rispetto alle attività in cui prima si coinvolgeva, faticabilità, calo del rendimento scolastico, sentimenti di autosvalutazione. Quando la sintomatologia depressiva e l’umore irritabile sono lievi e tendono a cronicizzarsi per almeno un anno, si può sospettare la presenza di distimia, caratterizzata in particolare da bassa autostima e mancanza di speranza.  Nel disturbo bipolare si alternano periodi in cui il bambino presenta sintomi depressivi e periodi in cui presenta sintomi di mania: umore elevato, autostima ipertrofica, ridotto bisogno di sonno, logorrea, fuga delle idee, eccessivo coinvolgimento in attività ludiche pericolose.

La bassa autostima

Il bambino non crede abbastanza nel proprio valore e nelle proprie capacità, tende ad auto svalutarsi e sentirsi inferiore rispetto agli altri e di conseguenza può sviluppare ansia sociale. A scuola si scoraggia facilmente di fronte alle difficoltà. E’ come se si aspettasse degli insuccessi e tende a minimizzare i successi. Può essere facilmente vittima di bullismo.

Le somatizzazioni

I disagi emotivi dei bambini spesso si esprimono attraverso sintomi fisici: è il corpo a parlare del problema, a volte ancora prima che il bambino lo consapevolizzi e può farsi sentire in diversi modi: mal di pancia, vomito, mal di testa, eruzioni cutanee, senso di spossatezza…


DISAGI DI SOCIALIZZAZIONE

Quando il bambino si trova a confrontarsi con gli altri, possono verificarsi difficoltà di socializzazione legate in particolare a:

  • Ansia sociale: il bambino che soffre di questo disagio è agitato dal contatto con gli altri, in particolare con persone nuove e poco familiari. Le sue quattro paure principali sono: la paura di essere giudicato negativamente dalle persone che incontra, la paura di non sapere che dire o che fare nelle situazioni sociali, la paura di essere rifiutato, la paura dell’intimità (di rivelare i propri sentimenti).  Queste paure sono generalmente accompagnate da reazioni fisiche quali aumento dell’adrenalina, battito cardiaco accelerato, crampi allo stomaco, sudorazione abbondante, rossore. Spesso i bambini che soffrono di ansia sociale, soffrono anche di ansia da prestazione ed hanno una bassa autostima, a scuola tendono ad isolarsi e possono essere vittime di bullismo.
  • Bullismo: il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica ed è attuato nei confronti di persone considerate bersagli facili (bambini diversi in qualcosa, bambini che non saranno facilmente aiutati perché hanno pochi amici, bambini meno forti). Il disagio emotivo è presente sia nella vittima che nell’aggressore. La vittima è spesso caratterizzata da bassa autostima, scarsa capacità di risolvere i problemi, sintomi depressivi, difficoltà emotive, sentimenti di solitudine, basso rendimento scolastico elevato numero di assenze, disturbi comportamentali, problemi psicologici/psicosomatici, stress, fobie, incapacità a stare da solo, evitamento del contatto oculare. Nella vittima si generano sentimenti di paura, rabbia, vergogna, colpa e la combinazione di questi sentimenti porta spesso il bambino a non raccontare l’accaduto. Il bullo spesso è caratterizzato da: mancanza di empatia, bisogno di prevaricare sugli altri, incapacità di controllare gli impulsi, scarsa capacità di autocontrollo, incapacità ad accettare regole e limiti, opinione esagerata di sé, mancanza della misura, alto livello di popolarità, ostilità.

DISAGI IN FAMIGLIA
  • Disagi relazionali in famiglia: i disagi relazionali in una famiglia possono essere letti come tentativi  da parte dei membri del sistema di far fronte alle proprie difficoltà.  Possono manifestarsi attraverso comportamenti oppositivi da parte dei bambini, manifestazioni di rabbia, paura, alterazione del sonno, irrequietezza, diminuzione del rendimento scolastico, alterazione significativa delle abitudini alimentari e capricci per attirare l’attenzione su di sé.
  • Difficoltà di comunicazione: i ritmi della vita moderna rendono sempre più difficile la comunicazione genitori-figli. Le difficoltà di comunicazione spesso nascono da carenze nella disposizione all’ascolto. I bambini possono chiudersi ed essere restii a raccontare ciò che gli succede e in particolare come si sentono. Rispetto all’ascolto, è importante che sia un ascolto attivo che non metta dei muri alla comunicazione: spesso i genitori con la buona intenzione di far parlare i figli, mettono in atto comportamenti che bloccano la comunicazione: dare giudizi, cercare di interpretare, dare un sostegno eccessivo cercando di minimizzare se il figlio porta un problema o un vissuto fastidioso, dare soluzioni preconfezionate, investigare riempendo di domande.
  • Mancata legittimazione delle emozioni: può capitare che le emozioni dei bambini non vengano riconosciute e legittimate dai genitori che si affrettano a rimproverare o punire il comportamento, senza leggere l’emozione sottostante. Oppure l’emozione viene letta e minimizzata per tirare su il bambino (“non piangere”, “non essere triste” …), ma in questo modo il bambino non si sente visto in ciò che prova e resta solo con la sua emozione. Non esistono emozioni sbagliate, esistono solo comportamenti sbagliati e dannosi.
  • Rivalità tra fratelli: uno dei bisogni primari di ogni bambino è conquistare l’affetto e la stima dei genitori. L’interrogativo che nasce nella mente di ogni bambino a cui nasce un fratellino è “Che posto ho nel cuore di mamma e papà?”. I comportamenti di rivalità dei bambini possono quindi essere letti come finalizzati ad esaudire questo bisogno primario e rispondere a questa domanda esistenziale. Questo bisogno va riconosciuto, rispecchiato e legittimato prima di rimproverare o punire.

DISAGI A SCUOLA
  • Ansia da separazione: il bambino ha un comportamento normale finché è in presenza del genitore o della figura primaria di attaccamento, tuttavia manifesta un’intensa ansia quando deve allontanarsi da questa figura. Tende ad avere paure irrealistiche e persistenti riguardo ad eventi catastrofici che lo possano separare per sempre dai genitori. Per questo può manifestare un’estrema riluttanza ad andare a scuola. Nell’imminenza della separazione dai genitori può accusare sintomi fisici quali mal di testa, mal di stomaco, vomito, dolori addominali.
  • Ansia da prestazione e timore del giudizio: il bambino è eccessivamente preoccupato della buona riuscita dei suoi compiti e delle sue attività, è spaventato dal commettere errori e per questo può diventare perfezionista. E’ come se si sentisse costantemente sotto esame.
  • Difficoltà di socializzazione: le difficoltà di socializzazione del bambino si evidenziano in particolare negli ambiti in cui è chiamato a confrontarsi con gli altri. Si possono verificare comportamenti di isolamento derivanti dall’ansia sociale o comportamenti di bullismo. Il Bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica ed è attuato nei confronti di persone considerate bersagli facili (bambini diversi in qualcosa, bambini che non saranno facilmente aiutati perché hanno pochi amici, bambini meno forti). Il disagio emotivo è presente sia nella vittima che nell’aggressore.

DISAGI COMPORTAMENTALI
I bambini possono esprimere il proprio disagio attraverso comportamenti spesso disturbanti per l’adulto. Tra i disagi comportamentali ritroviamo in particolare, i disagi nella condotta,il comportamento oppositivo provocatorio, i comportamenti compulsivi, i tic, la balbuzie e l’iperattività.
  • Disagi nella condotta: il comportamento del bambino non tiene conto delle regole appropriate per l’età e dei diritti degli altri. Può ad esempio aggredire persone o animali, rompere gli oggetti degli altri, violare le norme stabilite. Tutto questo può arrivare a compromettere il funzionamento familiare, sociale e scolastico del bambino.
  • Comportamento oppositivo-provocatorio: il comportamento del bambino è ostile, spesso litiga con gli adulti e li sfida attivamente, irrita deliberatamente le persone, accusa gli altri per i propri errori, è molto suscettibile, porta rancore ed è spesso dispettoso e vendicativo. Tutto ciò può arrivare a compromettere il funzionamento familiare, sociale e scolastico del bambino.
  • Comportamenti compulsivi: alcuni bambini per tenere a bada l’ansia, possono sentirsi costretti a ripetere dei rituali, possono eseguirli per scongiurare un avvenimento negativo nel futuro o per “sistemare” un fatto già avvenuto. Il bambino è come se sentisse di non riuscire ad interrompere certe azioni e finché non le porta a termine si sente preoccupato, arrabbiato e frustrato. Vi sono vari tipi di compulsioni: di lavaggio/pulizia (lavarsi ripetutamente le mani o il bicchiere prima di bere), di controllo/verifica(controllare di aver scritto una parola o di aver messo un libro nello zaino), di ripetizione (dover toccare un oggetto un determinato numero di volte), di ordine/simmetria (rimettere in fila pupazzi o libri ad esempio prima di andare a dormire), di collezione (anche oggetti senza nessuna utilità), di superstizione(come non camminare su alcuni punti del pavimento), relazionali (ad esempio far rispondere il genitore sempre alla stessa domanda). Di solito questi comportamenti sono accompagnati anche da pensieri disturbanti che il bambino fa difficoltà a mandar via. Questi bambini danno eccessiva importanza a ciò che pensano, hanno un eccessivo senso di responsabilità riguardo all’influenza che il proprio comportamento può determinare sugli eventi. Sentono il bisogno, inoltre, di controllare i pensieri, tendono a considerare gli eventi negativi come premessa di una sicura catastrofe, hanno un eccessivo bisogno di certezze e sono spesso perfezionisti.
  • Tic: il tic è un movimento involontario, rapido, ricorrente, non ritmico, oppure una produzione vocale che insorge improvvisamente e non presenta una finalità specifica apparente. I tic vengono vissuti dal bambino come irrefrenabili, ma di solito possono essere soppressi per periodi di tempo, sono amplificati dallo stress e scompaiono durante il sonno. Si suddividono in tic semplici di tipo motorio (ammiccamento oculare, torsione del collo, alzare le spalle, fare smorfie) e vocali (tossire, fischiare, schiarirsi la gola) e in tic complessi sia motori (colpirsi, saltare) che vocali (ripetere parole, suoni). I bambini affetti da disturbo da tic presentano specifici fattori di vulnerabilità a cui possono aggiungersi  fattori ambientali, relazionali e personali  che concorrono all’instaurarsi e al mantenersi del disturbo. Di solito la situazione familiare di questi bambini è caratterizzata da una scarsa espressione e validazione delle emozioni e da uno stile educativo rigido e focalizzato sulla performance. I tic possono essere reattivi a vissuti ansiosi o essere l’espressione di un conflitto interno del bambino. In molti casi si estinguono spontaneamente, in altri casi il quadro può peggiorare progressivamente, andando a minacciare il corretto funzionamento dei vari ambiti di vita del bambino. I bambini che soffrono di Tic possono presentare anche disfluenze nell’eloquio, difficoltà attentive e di concentrazione, sentimenti di vergogna e frustrazione.
  • Balbuzie: la balbuzie è un’alterazione del ritmo dell’eloquio che interferisce con la comunicazione sociale e con le prestazioni scolastiche del bambino. Le cause vanno ricercate in una stretta connessione tra aspetti genetici ed ambientali. I sintomi della balbuzie peggiorano o insorgono in concomitanza di eventi ad alta densità emotiva per il bambino, come l’inizio della scuola, episodi familiari particolari, lutti, ecc. L’intensità del disturbo varia in base ai contesti e alle finalità della comunicazione: parlare o leggere in pubblico, come può accadere in classe, possono essere per questi bambini situazioni cariche di stress e ansia che spesso amplificano la disfluenza. In questi bambini è facile che si generino sentimenti di vergogna e frustrazione.
  • Iperattività: l’iperattività può essere un comportamento comune in età evolutiva, diviene però importante intervenire quando tale comportamento rende problematico l’adattamento del bambino al contesto di vita. Spesso l’iperattività caratterizzata dal bisogno del bambino di stare in continuo movimento, si associa con l’impulsività (il bambino risponde prima che sia completata la domanda o esegue un compito senza tener conto della consegna) e la difficoltà nel mantenere focalizzata l’attenzione. Questo tipo di disagio condiziona negativamente la socializzazione e l’autostimadel bambino.
 
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