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Che c'entra la Psicologia con i Tarocchi?
Perché una psicologa e psicoterapeuta, che aiuta le persone a cambiare la propria vita e a costruire attivamente il proprio futuro, ha approfondito lo studio dei Tarocchi?

Che rapporto c’è tra la Psicologia e i Tarocchi?

Forse a prima vista non si direbbe, ma Psicologia e Tarocchi condividono lo stesso oggetto, soggetto e fine: l’essere umano, la sua evoluzione e il raggiungimento della felicità attraverso il famoso "ΓΝΩΘΙ ΣΕΑΥΤΟΝ"- "Conosci te stesso".

In fondo, sono passati millenni, ma malgrado la modernità e la post-modernità abbiano cambiato totalmente il mondo che ci circonda, la domanda fondamentale per l’essere umano è rimasta immutata: “chi sono io?”

L’uomo moderno è forse più felice? Ha risposte migliori dell’uomo antico per l’Oracolo di Delfi? È più consapevole?

Conosce sé stesso tanto da poter essere l’artefice e il vero protagonista della propria vita?

Se è vero che possiede maggiore libertà come la usa e come si serve dei nuovi strumenti a sua disposizione?

Forse tanta scienza ha finito di trascurare la coscienza.

Le credenze legate alla cartomanzia e i conseguenti pregiudizi ci hanno allontanato dal vedere I Tarocchi ed i loro simboli per quello che veramente sono. L’oggetto principale dei Tarocchi è il Sé, non sono un mezzo per predire il futuro, ma, bensì, sono uno dei tanti strumenti che si possono utilizzare per costruirlo in modo consapevole e coraggioso, restituendo a ciascuno la possibilità di essere protagonista della propria esistenza.

Nella definizione originaria, le arti divinatorie costituiscono un supporto all’introspezione, che invita la persona a cercare la luce in sé stessa, in una visione in cui l’essere umano è il centro e l’artefice della propria vita. Non hanno nulla a che fare con predizioni, previsioni, cartomanzia, ecc.…

I Tarocchi si collocano in un ambito simbolico e la loro conoscenza permette di agevolare l’evoluzione spirituale del ricercatore, intendendo, in questa sede, con “spirituale” quel dialogo interiore con la parte trascendente, con quella voce che, se ce lo concediamo, possiamo sentire sussurrare al nostro orecchio e che ci indica la direzione da seguire (direzione molto spesso lontana da “ciò che in teoria si dovrebbe fare” o dalle ragionevoli indicazioni del buon senso comune).
Ma cosa vuole “veramente” questa voce? A cosa ci chiama la nostra Vocazione, il Daimon, di cui ci parla Platone nel famoso Mito di Er?

Siamo chiamati alla nostra realizzazione così come ci racconta l’Arcano XXI - Il Mondo che troviamo alla fine del percorso descritto dagli Arcani Maggiori: dobbiamo compiere un atto di coraggio e accettazione, iniziare una ricerca interiore con fiducia in noi stessi e nelle nostre intuizioni … per essere semplicemente ciò che realmente siamo e permettere alla nostra anima di danzare. Un atto che dura tutta la vita.



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